Riarmo europeo

Ue: 6.800 miliardi di euro per il riarmo. Tutti e tutte d’accordo?

Il documento strategico della Commissione vuole convincere le opinioni pubbliche che investire in armi è bene e il piano cambia ancora nome, si chiamerà Preserving Peace.

Mentre ci affanniamo nelle nostre occupazioni e divertimenti, c’è chi pensa – e ormai da tempo – che una leva efficace per il futuro dell’Unione europea sia quello di investire sulle armi. La propaganda della stampa mainstream sta insistendo tanto sulla sicurezza europea, grazie anche alla guerra in Ucraina dopo l’invasione russa. Fateci caso: leggendo le notizie, al di là degli sconfinamenti di aerei e droni nelle zone baltiche, negli
ultimi mesi è stato un proliferare di notizie, sondaggi e studi sul futuro. Tutti cercano di ‘abituarci’ all’idea che un conflitto sia inevitabile, che i piani sono a buon punto per la difesa, che addirittura avvengono simulazioni. Il 21 settembre scorso, per esempio, una notizia teneva banco. L’ex comandante Nato in Europa, generale Sir Richard Shirreff, in un’intervista al Daily Mail aveva lanciato un monito inquietante: la Russia avrebbe avuto la capacità di travolgere il continente in 5 giorni.

C’è poco da restar tranquilli? Sicuramente le cose non accadono così e una seria valutazione delle forze in campo, dell’impegno militare in Ucraina e della debolezza alimentare della Russia farebbe già propendere per scartare qualsiasi operazione lampo di Mosca. Ma il punto non è la pazzia dello Zar, quanto, appunto, questa martellante propaganda a livello globale che sia necessario riarmarsi, o armarsi di più. Se c’è un dato incontrovertibile nel corso della Storia è che se continui a produrre armi, prima o poi le usi. Sembra una frase da bar, ma purtroppo è un dato accertato. E se continui a invocare il lupo, più che gridare al, forse alla fine il lupo arriverà davvero, almeno nelle nostre teste, rendendoci malleabili a un piano di futuro che si basi sulle armi. Che il futuro lo fanno a pezzi, con ogni evidenza.

Non è un bla bla innocuo quello che viene dalle istituzioni europee e lo stesso meccanismo stupido, quanto a volte efficace di modificare il nome corretto, cioè riarmo per la guerra, in preservare la pace dice tutto. La pace, infatti, si preserva in mille modi, che non comprendono le armi e la deterrenza ha dimostrato già nella Guerra Fredda che alla fine non accade nulla di buono, anzi. Il sito sbilanciamoci.info pubblica un bell’articolo di
Francesco Vignarca, che da una vita ha a cuore la denuclearizzazione, la pace e la riconversione bellica. Scrive Vignarca: “Siamo di fronte – ce lo dicono i dati, oltre che gli annunci – a un riarmo strutturale, pianificato e non solo a una congiuntura passeggera contraddistinta da aumenti della spesa militare. Nel 2021 la spesa militare complessiva dei Paesi Ue era di 218 miliardi di euro, nel 2024 è salita a 343 miliardi e le previsioni
consolidate per l’anno in corso si attestano sui 392 miliardi (molto vicini alla soglia psicologica dei 400). Già questo basterebbe a mostrare che il presunto «sottofinanziamento della difesa» agitato da Commissione e Consiglio Ue è una costruzione ideologica. Non solo perché la spesa militare è già oggi ai massimi storici e cresce più di qualsiasi altro capitolo di bilancio pubblico, ma perché viene fatta passare l’idea che per difendersi occorra armarsi. Mentre il modo migliore per costruire una vita collettiva più sicura è quello di garantire diritti e lavorare all’attenuazione dei conflitti.

La vera portata del militarismo europeo si coglie dando uno sguardo al futuro che viene tratteggiato. Kubilius, Commissario Ue alla Difesa, è stato esplicito: «Noi europei investiremo entro il 2035 circa 6.800 miliardi di euro nel comparto militare, con il 50% che confluirà nell’acquisto di armamenti: sarà un vero big bang finanziario». E ha chiarito che il 90% del peso ricadrà sui bilanci degli Stati membri.

Avete letto bene. Ricadrà sui bilanci degli Stati membri. C’è solo un piccolo ragionamento da fare e riguarda come gli Stati decidono di programmare i propri bilanci, cioè come suddividono i costi, rispetto alle entrate, per assicurarci benessere. Ecco, aumentare di là, sulle armi, non potrà che provocare una sforbiciata di qua, dove c’è tutto il sistema di welfare che sta soffrendo.

Ancora Vignarca: “Servono politiche di sicurezza non armata e difesa civile europea. Serve una diplomazia autonoma e multilaterale. Serve disinnescare la centralità dell’industria bellica nell’economia europea. Perché non è vero che non ci sono alternative. Il problema è che non si
vogliono discutere”.

Allora: se proprio chi ci comanda vuole portarci sul sentiero di guerra, lo dica per le vere ragioni che lo spingono a farlo, non adducendo giustificazionismi puerili. A noi, come sempre, tocca farci sentire e tanto su un tema di vitale importanza sull’Europa che saremo.

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