Dal 1° al 3 di aprile, nei padiglioni di FieraMilanoCity si è tenuta la MiArt, la fiera internazionale di arte moderna e contemporanea di Milano; intitolata quest’anno Primo Movimento, come buon auspicio per una solida ripresa del settore artistico.

Come già avvenuto nelle edizioni precedenti, hanno partecipato alla fiera sia gallerie d’arte che proponevano artisti affermati del Novecento (Fontana, Morandi, Scajola, per citarne solo alcuni), sia gallerie presentanti artisti emergenti.
Interessante sicuramente il dialogo creato da questi due “mondi” a confronto, e ineluttabile la sentenza che ormai sembra che l’arte contemporanea non sappia che riproporre sé stessa fino allo sfinimento oppure che cerchi una via d’uscita dal “cul de sac” in cui si trova bloccata, con tentativi che sconfinano nel “disturbante”. All’arte che scioccava eravamo già arrivati, quella che infrangeva le regole del bello e della retorica, ora siamo andati oltre, giungendo al disturbo per gli occhi e per la mente, che non offre nemmeno un appiglio per una qualche riflessione. Il vuoto per il vuoto, il nulla per il nulla.

Se l’arte è lo specchio del mondo e della civiltà da cui viene prodotta, l’unica possibile riflessione che l’arte emergente esposta alla MiArt sembra poter suscitare è quella del: “Siamo messi proprio male, riusciremo mai a riprenderci? Cosa può nascere da tutto questo? Può davvero nascere qualcosa, o siamo destinati a sgretolarci come una scultura di polistirolo?”.

Discorso del tutto diverso va fatto se pensiamo che la voglia di vivere e di fare stia riprendendo i suoi spazi nella vita delle persone. La gente brama per uscire, incontrarsi, abbracciarsi e tornare a sorridere. Di fronte a questo anche le opere esposte, per quanto deliranti e infastidenti, passano in secondo piano, e ritrovarsi immersi in un assembramento di gente chiocciante e giubilante sembra riportarci definitivamente in epoca pre-Covid. È sicuramente da lodare l’impegno e la voglia di riprendere a vivere e a sperare attraverso l’arte… unico problema rimangono i contenuti, ma quelli, si sa, variano a seconda delle epoche storiche e delle mode, prima o poi, si spera, ritorneranno. O forse no.

Giulia Calvanese Radio BlaBlaNetwork NEWS