Per il ciclo “La Grande Arte al Cinema” arriva nelle sale il 12-13-14 ottobre un nuovo e suggestivo documentario sulla breve vita di Amedeo Modigliani, realizzato da Valeria Parisi e Arianna Marelli e prodotto da Nexo Digital e 3D Produzioni.

Concepito per il centenario della morte dell’artista, doveva uscire nelle sale poco prima del lockdown e aspettava da mesi di essere finalmente visto dal pubblico in sala.

La vita di Modigliani, Modì, come Parigi lo aveva “battezzato” giocando sull’assonanza con la parola “maudit” ossia “maledetto”, è breve e segnata dalla malattia probabilmente aggravata dai suoi eccessi; ma i realizzatori hanno voluto sollevare la patina leggendaria dell’artista sregolato e bohémien, per restituirgli tutta la sua umanità. E quale miglior modo per raccontare una persona se non con gli occhi di chi l’ha amata? La narratrice scelta è l’ultimo amore del pittore: Jeanne Hébuterne, giovane donna alla scoperta del mondo dell’arte nella Parigi della Belle Époque, che si toglierà la vita per amor suo, due giorni dopo la sua dipartita.

Intrigante e affascinante è la storia che si delinea sullo schermo, attraverso racconti, filmati d’epoca, opere d’arte, incredibili falsi e testimonianze di esperti. Si ha l’impressione di rivivere quegli anni, la Belle Époque, un nome che evoca spensieratezza, melodie soavi come i valzer… un periodo che però ha già in grembo il seme delle malattie del Novecento. 

Il fluire dell’acqua apre la vicenda e una giovane Jeanne comincia la sua storia, breve e allo stesso tempo lunga, come il tempo passato in apnea, trattenendo il respiro. Particolari e coinvolgenti sono le musiche che contribuiscono a far crescere le emozioni intorno alla vicenda dei giovani artisti. Gli autori hanno saputo trasmettere il clima del “je ne sais quoi” che rapiva le anime del tempo, quella sregolatezza e libertà che tradiva la paura per l’incertezza e per lo sconosciuto mondo dell’interiorità da poco scoperto da Freud. Ed ecco che gli occhi dei ritratti di Modì si volgono verso il mondo interiore, da sguardi sull’esterno, diventano misteriose finestre sulla psiche del soggetto. Questo mondo sconosciuto e i timori che comporta affacciarsi su di esso non vengono mai citati nel documentario, ma traspaiono, esattamente come trasparivano dalla Belle Époque. Quanto deve aver sofferto Jeanne, interiormente, e quanto i suoi occhi devono essere cambiati da quello sguardo curioso ritratto in una sua fotografia da ragazza! Forse Modigliani ha saputo cogliere questo cambiamento nei suoi dipinti, e non solo in quelli in cui è rappresentata la sua compagna.

Una tragica storia che inizia con l’acqua e termina con due giovani bruciati dal fuoco di una vita che dà tutto e toglie tutto. Una “Gioventù Bruciata” ante litteram, una vicenda passionale di arte e amore che il documentario non tralascia.

I creatori hanno saputo dare anche il giusto spazio alla vicenda dei “famosi falsi”, con interessanti interviste e interventi da parte di due falsari di Modì, uno dei dipinti e uno delle teste scolpite di Livorno. La domanda che sorge spontanea è se hanno davvero danneggiato il pittore o se invece hanno sottolineato l’esagerata autostima di molti critici che sono caduti nel loro “tranello”.

Maledetto Modigliani è documentario narrativo che sa essere al tempo stesso scientificamente interessante per chi studia l’arte ed emotivamente coinvolgente per chi ama già questo artista; dona luce nuova alla figura di Amedeo Modigliani.

Giulia Calvanese